Tutti i misteri del sonno

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29/08/2021

Sicuramente molti meccanismi del sonno rimangono ancora un mistero. Per questo vengono prodotti ogni anno molti studi a riguardo, per cercare di svelare tali meccanismi e in particolare ciò che accade nel nostro cervello nel momento in cui siamo addormentati.

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Come lo studio, tutto italiano, condotto dai ricercatori dell’Ospedale Niguarda e del dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche ‘Luigi Sacco’, insieme al dipartimento di Psicologia dell’Universita’ dell’Aquila e di Roma e pubblicato sulla rivista ‘Neuroimage’. Lo studio in questione, ha messo in luce come le diverse aree cerebrali non si addormentano e si svegliano tutte nello stesso momento. Lino Nobili, coordinatore della ricerca e specialista del Centro di Medicina del Sonno di Niguarda, spiega: “Tutto e’ iniziato alcuni anni fa quando abbiamo iniziato lo studio sistematico dell’addormentamento nelle diverse strutture cerebrali, sfruttando una possibilita’ unica offerta alla ricerca scientifica: l’impianto, per ragioni diagnostiche, di elettrodi in profondita’ nel cervello di persone affette da epilessie resistenti al trattamento farmacologico e sottoposti ad indagini pre-chirurgiche”.


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In particolare lo studio avrebbe svelato che: “Il mantenimento di uno stato di attivazione, tipico di un individuo sveglio, in determinate aree cerebrali durante la fase iniziale del sonno avrebbe spiegato tutta una serie di fenomeni comunemente sperimentati come ad esempio le allucinazioni ipnagogiche, ovvero degli stati sensoriali illusori, come una visione o una percezione uditiva o tattile, che alcune persone riferiscono prima di addormentarsi”. In conclusione, Nobili spiega così i risultati della ricerca: .

“I nostri studi suggeriscono che il disturbo potrebbe essere conseguente a una dissociazione marcata tra i tempi di addormentamento di diverse aree cerebrali. Questi risultati sono in linea con altre precedenti ricerche portate avanti dal nostro team, che hanno confermato la coesistenza dello stato di veglia e di sonno nelle diverse aree del cervello. L’avanzamento delle conoscenze in questo campo potrebbe contribuire alla comprensione dei meccanismi biologici alla base di diversi disturbi dissociativi del sonno e non, come per esempio il sonnambulismo”.



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