Perché il lockdown totale dura almeno 28 giorni?

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29/10/2020

Secondo le stime della Fondazione Gimbe, fondata dal professore Nino Cartabellotta, a fronte delle impennate dei contagi e delle ospedalizzazioni degli ultimi giorni, potrebbero registrarsi oltre 30 mila ricoveri in più e di 3 mila terapie intensive occupate all’8 novembre. 

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Se si vuole ridurre il contagio servono almeno 28 giorni di lockdown.

È quanto viene espresso e spiegato in un’analisi dell’Istituto del Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze (Gimbe), fondato dal professore Nino Cartabellotta, nell’ambito di uno studio pubblicato dalla rivista scientifica “Lancet”.

Covid: Contagi e indice Rt

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Renata Gili, responsabile della Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione Gimbe, dichiara che gli effetti dipendono dal numero e dalla tipologia di restrizioni, ma non sono affatto immediati.

“Per dimezzare il valore di Rt (ovvero l’indice di diffusione del contagio) servono 28 giorni di lockdown totale, tempi che in Italia potrebbero dilatarsi ulteriormente per il ritardo sempre maggiore nella notifica dei casi”.


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Lo studio Gimbe, riportato su “Lancet Infectious Diseases” da ricercatori dell’Università di Edimburgo, ha valutato l’impatto dell’introduzione di differenti misure di contenimento sul valore di Rt in 131 Paesi.

Rispetto ai risultati ottenuti dall’introduzione di ciascuna misura di contenimento è stata stimata l’efficacia sul valore di Rt di quattro possibili gruppi di interventi a 7, 14 e 28 giorni.

Le misure introdotte con il Dpcm del 24 ottobre 2020 dal governo Conte comprendono divieto di eventi pubblici e assembramenti, invito allo smart working e didattica a distanza nelle scuole secondarie di secondo grado per almeno al 75% delle attività.

Pertanto è possibile stimare a 14 giorni una riduzione del valore di Rt di circa il 20-25%, totalmente insufficiente per piegare la curva dei contagi e arginare il sovraccarico degli ospedali, molti dei quali già in tilt per la continua impennata dei contagi.

Ha sottolineato il prof. Cartabellotta:

“Peraltro l’indice Rt oggi sottostima ampiamente la velocità di diffusione del virus perché, oltre ad essere calcolato solo sui casi sintomatici (circa 1/3 del totale dei contagiati), si basa su dati relativi a due settimane prima e pubblicati dopo circa 10 giorni. In altri termini, le decisioni vengono prese sulla base di un Rt che riflette contagi di circa un mese fa”.

In base ai dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità il 23 ottobre, infatti, l’indice Rt medio di 1,50 (IC 95%: 1,09-1,75) è calcolato al 20 ottobre su dati riferiti al periodo 1-14 ottobre.

In base alle rilevazioni della Fondazione Gimbe, nella settimana 21-27 ottobre, rispetto alla precedente, si è riscontrato un aumento del 108% dei decessi e dell’89% dei nuovi casi.


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Sul fronte ospedaliero si sono registrati +5.501 ricoveri e +541 in terapia intensiva, con una stima di oltre 30 mila ricoveri in più e di 3 mila terapie intensive occupate all’8 novembre.



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