Nuovi lockdown? Il professor Palù contrario : “Basta isteria”

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24/10/2020

Il prof. Giorgio Palù microbiologo e virologo dell’Università di Padova, spiega a cosa si riferiscono le cifre in crescita esponenziale dei contagi. “Quello che conta veramente è il numero dei ricoverati in terapia intensiva”. 

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I casi di contagi da Coronavirus sono in crescita esponenziale. Venerdì 23 ottobre sono arrivati a 19.143.

Il “Corriere della Sera” ha intervistato il professor Giorgio Palù, virologo e microbiologo dell’Università di Padova e past-president della Società italiana ed europea di Virologia.

Il prof. Palù: allarmismo su seconda ondata Covid

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Secondo il professor Palù, è la confusione, più di tutto, che regna sovrana. Ha detto l’esperto al “Corriere”:

C’è tanto allarmismo. È indubbio che siamo di fronte a una seconda ondata della pandemia, ma la circolazione del virus non si è mai arrestata, anche se, a luglio, i casi sembravano azzerati, complice la bella stagione, l’aria aperta, i raggi ultravioletti che uccidono il virus. Poi c’è stato il ritorno dalle vacanze, la riapertura di tante attività e, soprattutto, il rientro a scuola”.


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Sull’aumento del numero di casi di positivi e su come interpretare l’impennata, ha detto l’esperto:

“(…) Parliamo di “casi”, intendendo le persone positive al tampone. Fra questi, il 95 per cento non ha sintomi e quindi non si può definire malato, punto primo. Punto secondo: è certo che queste persone sono state “contagiate”, cioè sono venuti a contatto con il virus, ma non è detto che siano “contagiose”, cioè che possano trasmettere il virus ad altri”.

Ha specificato il professore:

“Potrebbero farlo se avessero una carica virale alta, ma al momento, con i test a disposizione, non è possibile stabilirlo in tempi utili per evitare i contagi”.

Ci sono anche altri motivi per cui certe persone “positive” non sono “contagiose”. Ha spiegato ancora il professore:

“Perché potrebbero avere una carica virale bassa, perché potrebbero essere portatrici di un ceppo di virus meno virulento oppure perché presentano solo frammenti genetici del virus, rilevabili con il test, ma incapaci di infettare altre persone”.

Allora – è stato chiesto dal “Corsera” al virologo e microbiologo – come ci si può comportare dal momento che è stato dichiarato il fallimento della possibilità di tracciare i contatti, per esempio in una città come Milano? Ha risposto Palù:

“Ci si dovrebbe attivare nel caso si individuino dei “cluster” (raggruppamenti, ndr): quando, cioè, il positivo è venuto a stretto contatto con altre persone in un ambiente di lavoro, a scuola o in famiglia. Allora si dovrebbero fare i tamponi a tutti”.


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Secondo il professore dell’Università di Padova, ciò che veramente conta è “sapere quante persone arrivano in terapia intensiva: è questo numero che dà la reale dimensione della gravità della situazione”.

Infine, l’esperto si dichiara contrario rispetto all’ipotesi di nuovi lockdown:

“Sono contrario come cittadino perché sarebbe un suicidio per la nostra economia; come scienziato perché penalizzerebbe l’educazione dei giovani, che sono il nostro futuro, e come medico perché vorrebbe dire che malati, affetti da altre patologie, specialmente tumori, non avrebbero accesso alle cure. Tutto questo a fronte di una malattia, la Covid-19, che, tutto sommato ha una bassa letalità. Cioè non è così mortale. Dobbiamo porre un freno a questa isteria”.



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