Mastoplastica additiva errori e soluzioni

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13/08/2021

Cosa fare se le operazioni di mastoplastica additiva o riduzione e modellamento del seno non sono riuscite? Errori, problemi e come risolvere

Mastopessi

Una paziente che ricorre alla chirurgia estetica ha certamente compiuto un percorso decisionale per arrivare a essere certa di voler cambiare una parte del corpo ritenuta non idonea.

Un attributo che spesso le donne decidono di modificare è il seno con una mastoplastica additiva, nella maggior parte dei casi per ingrandirlo, ma ci sono anche richieste per la riduzione e il rimodellamento.

Questi due tipi di interventi su una parte cosi delicata seguono solitamente a un colloquio con il chirurgo, che dovrà spiegare e illustrare tutto il percorso operatorio, dalla fase di preparazione con le dovute analisi cliniche e diagnostiche del caso, fino alla fase post operatoria e alla guarigione.


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Purtroppo ci sono casi documentati in cui il risultato non piace al paziente, e non solo per motivi personali riguardanti le aspettative deluse, ma anche per evidenti errori operatori con le forme letteralmente stravolte, che determinato ulteriori interventi correttivi, anche ripetuti.

Stime recenti parlano di un terzo degli interventi estetici effettuati per riparare a tali errori o alle complicanze che ne sono derivate.

Le correzioni riguardano non solo la mastoplastica additiva ma anche la liposuzione, la rinoplastica, la blefaroplatica, il lifting del viso, ecc.

Mastoplastica additiva errori e cosa fare

Come comportarsi quando, nei casi d’ interventi di mastoplastica additiva, la forma del seno non è quella che ci si aspettava?

La prima cosa da fare è renderlo presente al chirurgo che ha operato e, se non si ha più fiducia in lui, è bene rivolgersi a un centro di chirurgia plastica ricostruttiva riconosciuto e notoriamente qualificato, chiedendo un consulto preliminare per la valutazione del caso.

Il chirurgo plastico pianificherà quindi la correzione dei difetti di forma, l’eventualità di rimuovere le protesi e di reimpiantarne di nuove e anche quella relativa ai casi di svuotamento e di ricostruzione del tessuto.

I motivi degli insuccessi e delle complicanze di un intervento di mastoplastica additiva sono diversi, a cominciare dall’anestesia, per la quale devono essere fatte le dovute verifiche preliminari per escludere qualsiasi reazione allergica.


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Altri eventuali insuccessi riguardano il decorso post-operatorio dove possono comparire ematomi, infezioni, sieroma, cattiva cicatrizzazione, rotazione della protesi e incapsulamento.

In quest’ultimo caso, che è quello più temuto in generale dalle pazienti, si verifica una reazione dell’organismo anomala, dove si forma un vero e proprio strato (appunto una capsula) isolante, che da al seno una consistenza dura e talvolta dolorosa.

E’ questo un problema da risolvere con un nuovo intervento chirurgico dove è necessario eliminare l’ispessimento e ridare al seno una consistenza naturale.

Nei casi invece di sieroma c’è una sovrapproduzione del normale siero che compare in seguito a una ferita, e spesso dipende da materiale di cui sono costituite le protesi.

Purtroppo questa evenienza è da subito evidente a causa della perdita di liquido che fuoriesce dalla ferita in quantità differenti caso per caso.

Normalmente questa iperproduzione di siero si dovrebbe risolvere naturalmente e, al limite, viene aspirato con una siringa, finché non scompare. Se però questo non accade si passa subito all’analisi del liquido per escludere qualsiasi contaminazione batterica e il pericolo di infezione, che si combatte con la somministrazione di una cura massiccia di antibiotici.

Nei casi in cui perdura è certa la rimozione delle protesi, per quanto si tratti di un’ eventualità piuttosto rara, che possono essere cambiate dopo almeno 6 mesi.

Anche in questo caso sarà il chirurgo plastico a decidere quando si potrà effettuare nuovamente l’intervento e che tipo di materiale e forma delle protesi usare per evitare nuovamente una reazione fisiologica abnorme.
In qualsiasi intervento chirurgico possono comparire degli ematomi, cioè accumuli di sangue che si prevengono con l’applicazione di drenaggi localizzati nei giorni successivi.
Quando però l’ematoma non accenna a ritirarsi, o si verifica a distanza di giorni dall’intervento, si interviene con una terapia farmacologica e con ago aspirato, senza la necessità di tornare in sala operatoria.
Anche il rippling denota un intervento mal riuscito e si manifesta con avvallamenti e formazione di piccole rughe in superficie, ma non è sempre necessario intervenire chirurgicamente, piuttosto con altre tecniche di correzione estetica.
Molto temuta è anche la rottura della protesi con conseguente fuoriuscita del silicone contenuto all’interno.
Nella maggior parte dei casi non ci si accorge di questa rottura se non a seguito di visite di controllo, in quanto la forma rimane pressoché inalterata. La rimozione della protesi è tuttavia necessaria in quanto la sostanza che fuoriesce è dannosa per la salute della paziente.

L’asportazione totale della protesi avviene anche in caso di scivolamento o dislocamento della stessa, che tuttavia si verifica a distanza di molto tempo dall’intervento.

La protesi quindi si sposta nel quadrante di riferimento e può arrivare fin sotto la cavità ascellare.

Altri problemi invece possono sorgere nei casi di rimodellamento del seno, a seguito di riduzione e svuotamento. In questo tipo d’intervento di chirurgia estetica viene asportato del tessuto che, nei casi di risultato deludente, richiede determinate tecniche per correggerlo e ridare la forma voluta.

Da mettere anche in conto che la riduzione del seno comporta l’asportazione di parte della ghiandola mammaria e quindi si potrebbero verificare carenze o scomparsa del latte nei periodi di allattamento o di sensibilità temporanea o definitiva del capezzolo e/o dell’areola.
Nei migliori centri di chirurgia estetica e chirurgia plastica ricostruttiva si può valutare insieme al chirurgo il reale risultato che ci si aspetta, servendosi di un’ attrezzatura informatizzata in grado di illustrare virtualmente l’esito che si potrà ottenere.
Si tratta di un sistema messo a punto in America e già molto diffuso, detto appunto Sistema BioDynamic che, attraverso la visualizzazione morfologica della regione pettorale della paziente, formula un’accurata misurazione, servendosi di un reggiseno e una maglietta elastica “tecnologica”, che restituisce precisi dati biometrici (distanza tra le mammelle, dei capezzoli, larghezza della clavicola, ecc.).

Un metodo di sicuro interesse che permette alla paziente la migliore scelta tra le protesi disponibili, che vengono suggerite dallo stesso sistema in base ai parametri inseriti e al medico che ha un quadro clinico completo.

E’ importante conoscere anche la marca delle protesi che verranno impiantate e avere un colloquio leale e chiaro con il proprio medico, per un consenso informato. Per una maggiore naturalezza le protesi andrebbero collocate in posizione sovra muscolare, per non toccare in nessun modo i muscoli sottostanti e danneggiarli.

Il consiglio per evitare problemi legati alle protesi è il lipofilling, cioè il prelievo di grasso eterologo, che garantirà anche da ulteriori interventi futuri di sostituzione delle protesi, che vanno cambiate a distanza di circa 10-15 anni dal primo intervento.



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