Infarto: l’intelligenza artificiale prevede le ricadute

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11/02/2021

Uno studio innovativo della Cardologia universitaria dell’ospedale Molinette di Torino, pubblicato sulla rivista “Lancet”, indica che l’intelligenza artificiale innalza dal 70% al 90% le probabilità di prevedere nei pazienti infartuati recidive o sanguinamenti legati ai farmaci fluidificanti del sangue come la cardioaspirina.

Intelligenza, Artificiale

L’intelligenza artificiale prevede la possibilità di un nuovo infarto o di un sanguinamento nei pazienti infartuati.

Si tratta di un approccio rivoluzionario, risultato di una ricerca della Cardiologia universitaria dell’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino.

Dopo l’infarto: rischio di recidiva o sanguinamento dopo due anni

Heart, Attack

Lo studio, diretto da Gaetano Maria De Ferrari, in collaborazione con Università e Politecnico del capoluogo piemontese, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista “Lancet”.

“Una dimostrazione fortissima delle possibilità dell’Intelligenza Artificiale in medicina”, ha commentato De Ferrari.

Come ha spiegato Fabrizio D’Ascenzo, coordinatore della ricerca, i pazienti con infarto miocardico acuto sono ad altissimo rischio nei primi due anni sia di una recidiva di infarto sia di sanguinamenti maggiori legati ai farmaci che mantengono il sangue “più fluido”, come la cardioaspirina.


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Ha dichiarato D’Ascenzo:

“La decisione sulla terapia migliore deve bilanciare questi due rischi, cosa che il cardiologo fa basandosi sulla propria esperienza e sul suo intuito clinico, aiutato da dei punteggi di rischio. Tuttavia questi punteggi sono poco precisi e pertanto di modesto aiuto anche per un cardiologo esperto”.

Ha aggiunto il coordinatore dello studio:

“Abbiamo perciò cercato di migliorare la situazione utilizzando dati clinici riguardanti 23.000 pazienti, molti dei quali raccolti in Piemonte, che hanno fornito la massa critica di informazioni per la nostra ricerca”.

Heart, Blood

La precisione dei migliori punteggi disponibili per identificare la possibilità di un evento come un nuovo infarto o un sanguinamento si aggira intorno al 70%.

La precisione del nuovo punteggio di rischio, invece, si avvicina al 90%. Viene quindi statisticamente ridotta la possibilità di una non corretta diagnosi da tre a un solo paziente su dieci analizzati.



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