Embolia polmonare: che cos’è, quali le cause, i sintomi e la terapia

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30/01/2018

Embolia polmonare: che cos’è, quali le cause, i sintomi e la terapia

Può interessare anche soggetti privi di altre patologie, con sintomi variabili da una persona all’altra, che in genere comprendono un’improvvisa difficoltà respiratoria accompagnata da dolori e tosse secca.

E’ molto importante intervenire immediatamente poiché, se non trattata, l’embolia polmonare può avere un esito fatale, oltre a seguire i metodi di prevenzione per evitare la formazione di coaguli nel sangue, specialmente nelle gambe.


Le principali cause dell’embolia polmonare

A provocare l’embolia polmonare è l’embolo, un piccolo coagulo di sangue bloccato in un’arteria polmonare, proveniente in gran parte dei casi da una vena delle gambe e comunque da trombosi venosa verificatasi in qualsiasi parte dell’organismo.

Raramente l’ostruzione può riguardare una particella di grasso, una bolla d’aria o altri materiali estranei, tra cui le cellule tumorali. Di solito, l’embolia interessa più arterie contemporaneamente, a causa della presenza di più trombi nel sangue: le ostruzioni impediscono al tessuto polmonare di ricevere ossigeno e sostanza nutritive, conseguentemente i polmoni non sono più in grado di ossigenare il resto del corpo.

Di solito l’embolia polmonare si manifesta contemporaneamente ad una forma di trombosi venosa profonda.

Sintomatologia e diagnosi dell’embolia polmonare

I sintomi dell’embolia polmonare variano da persona a persona, in relazione allo stato di salute, alla presenza di altre patologie, alla misura e alla quantità degli emboli e alla compromissione dei polmoni. Non è raro che nelle prime fasi non si manifesti alcun sintomo, fino al momento in cui il problema è ormai giunto ad uno stadio avanzato.

La sintomatologia più frequente comprende difficoltà respiratorie e dolori al petto uniti a tosse secca, talvolta con la presenza di emissioni di sangue.

In alcuni casi i sintomi sono quelli tipici della trombosi venosa: gonfiore di una vena delle gambe accompagnato da dolori e sensazione di calore. Poiché l’embolia polmonare potrebbe mettere a rischio la vita del paziente, è opportuno, al primo manifestarsi di uno di questi sintomi, rivolgersi immediatamente al più vicino posto di pronto soccorso.


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La diagnosi viene effettuata durante la valutazione al pronto soccorso, dove il medico verificherà la presenza di trombosi, oltre a controllare lo stato generale di salute e a redigere un’approfondita anamnesi per individuare i maggiori fattori di rischio.

Diagnosticare l’ embolia polmonare può essere di qualche difficoltà nei pazienti che soffrono già di ulteriori patologie polmonari o cardiovascolari, in questi casi il medico procede con una serie di accertamenti che includono radiografia toracica, TAC, esame della ventilazione, angiografia polmonare, ecografia degli arti inferiori e risonanza magnetica.

Gli esami clinici sono mirati sia a diagnosticare l’embolia, sia ad escludere altre possibili patologie.

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Decorso e complicazioni

Se trattata tempestivamente, l’embolia polmonare si risolve senza provocare conseguenze. Le eventuali complicazioni possono riguardare problemi cardiaci e ipertensione, fino all’arresto cardiaco.

Tuttavia, nella maggior parte dei casi, se nelle prime ore non si verificano complicazioni, la prognosi è positiva e il paziente recupera completamente la salute.

Quali sono i fattori di rischio

L’embolia polmonare può colpire qualsiasi soggetto che soffra di trombosi venosa, tuttavia esistono alcune situazioni in cui le probabilità che si verifichi sono maggiori. I principali fattori di rischio possono essere:

  • l’età avanzata e i caratteristici problemi di salute di un soggetto anziano, quali possono essere le patologie cardiovascolari, i tumori, la tendenza del sangue ad addensarsi e formare coaguli;
  • un periodo di immobilità dovuto a interventi chirurgici e patologie, ma anche lunghi viaggi in auto o in aereo;
  • la presenza in famiglia di una predisposizione verso questo tipo di disturbi;
  • gli interventi chirurgici, specialmente se riguardano le articolazioni, poiché i frammenti di tessuto osseo potrebbero immettersi nel sistema circolatorio e generare un embolo;
  • le patologie dell’apparato cardiocircolatorio, ma anche alcune forme di tumore e i conseguenti trattamenti di chemioterapia e radioterapia;
  • l’assunzione di farmaci a base di ormoni, come la pillola anticoncezionale o le terapie prescritte normalmente dopo la menopausa;
  • l’eccesso di peso, il fumo, un’alimentazione e uno stile di vita non corretti;
  • talvolta anche la gravidanza può ostacolare la circolazione venosa e provocare il distacco degli emboli.

Terapie e trattamenti

Se il problema viene trattato adeguatamente, è possibile prevenire le complicazioni più gravi. I trattamenti consistono soprattutto nella somministrazione di farmaci anticoagulanti, utili sia per la riduzione di volume dei trombi già presenti, sia per evitare che se ne formino successivamente, e di fibronolitici per lo scioglimento dei coaguli.

Potrebbe essere utile la somministrazione di ossigeno, di farmaci per regolarizzare la pressione e per ripristinare l’equilibrio idrico dell’organismo e di antidolorifici. In alcune situazioni il medico ritiene necessaria la rimozione chirurgica dell’embolo o l’applicazione di un filtro all’interno della vena compromessa: si tratta comunque di soluzioni che riguardano i casi più gravi o impossibili da trattare diversamente.

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Metodi di prevenzione

La prima prevenzione nei confronti del rischio di embolo riguarda una correzione del proprio stile di vita, eliminando il fumo, seguendo una dieta equilibrata e svolgendo un regolare esercizio fisico. Dopo un intervento chirurgico, i pazienti a rischio di embolia devono assumere farmaci coagulanti, indossare le apposite calze a compressione graduata, che favoriscono la circolazione degli arti inferiori, e riprendere il più presto possibile a muoversi.

Anche durante i lunghi viaggi, si raccomanda di muoversi il più possibile, indossare calze riposanti ed evitare il fumo e le sostanze alcoliche.

Embolia polmonare asintomatica

Se il trombo che ha ostruito le arterie è molto grosso, provoca una disfunzione rapida di tutto l’apparato cardiocircolatorio, con i caratteristici sintomi di difficoltà respiratoria e tosse e, se l’intervento non è immediato, perdita di conoscenze e shock.

Quando l’embolo è di dimensioni più contenute, i sintomi sono molto più leggeri, e si manifestano gradualmente. Il problema maggiore è costituito dall’embolia asintomatica, che non comporta alcun sintomo da parte del soggetto coinvolto. Non è raro che questo tipo di embolia polmonare persista per diversi anni senza che il paziente se ne renda conto, e venga individuata casualmente durante semplice controlli di routine.  A questo punto diventa necessario effettuare una serie di esami strumentali per verificare lo stato del cuore e dei polmoni, e stabilire quale possa essere la terapia più idonea.



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