Coronavirus in Italia, bollettino oggi 17 dicembre: oltre 18 mila casi, 683 decessi

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17/12/2020

I dati del Ministero della Salute e della Protezione Civile di oggi, 17 dicembre 2020, riportano 18.236 nuovi casi di positività al Covid-19 su 185.320 tamponi analizzati e 683 morti in 24 ore nel nostro Paese. 

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In base al bollettino del Ministero della Salute e della Protezione Civile, aggiornato al 17 dicembre, i soggetti attualmente positivi sono 635.343 (+18.236, +0,97%) per un totale di 1.906.377 casi di positivi al Covid-19.

I deceduti salgono a 67.220 (+683).

I dimessi/guariti arrivano a 1.203.814 (+27.913).

In lieve calo i ricoverati: 29.282 (-541) di cui 2.855 (-71) in terapia intensiva.

I tamponi processati finora sono 24.868.550 (+185.320 nelle ultime 24 ore).

Si attende la decisione del vertice odierno tra il premier Giuseppe Conte e i capidelegazione di maggioranza sulla stretta anti-Covid di Natale. L’ipotesi è che tutt’Italia diventi zona rossa dalla Vigilia alla Befana o al 3 gennaio, o solo in festivi e prefestivi dello stesso periodo.


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Francesco-Boccia

Ha anticipato il ministro Francesco Boccia a Sky TG24: “Tra venerdì e sabato nuove misure”. Secondo il ministro, occorre “restringere il più possibile”.

Per Arcuri e Speranza, se l’Ema il 21 dicembre darà il via libera al farmaco della Pfizer/BioNTech, i primi vaccini saranno somministrati ai sanitari il 27 gennaio. Nel mondo superata intanto la soglia di 74 milioni di contagi.

“La serrata di Natale è inevitabile se vogliamo evitare la terza ondata”. È l’avviso lanciato dalla Fondazione Gimbe analizzando i dati del suo monitoraggio settimanale relativo al periodo che va dal 9 al 15 dicembre.

La fondazione ha sottolineato che “la discesa dei contagi è troppo lenta, gli ospedali sono ancora saturi, i decessi nell’ultimo mese sono oltre 20.000”.

Il monitoraggio ha confermato un lieve rallentamento nella crescita dei nuovi casi, ma che sarebbe sovrastimato perché correlato a un ulteriore calo dei tamponi.

È diminuita la pressione sugli ospedali, ma area medica e terapie intensive rimangono sopra la soglia di saturazione rispettivamente in 10 e 14 regioni. In salita anche il numero di decessi.

Ha evidenziato la Fondazione Gimbe:

“A fronte di questi numeri le (in)decisioni politiche sono in balia di conflitti governo-regioni, compromessi partitici e reazioni emotive, piuttosto che essere informate da un piano strategico per tutelare la salute, sostenere concretamente l’economia e gestire le conseguenze sociali della pandemia”.


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