Coronavirus in Italia, bollettino dell’8 novembre: quasi 33 mila nuovi casi, 331 morti, lieve calo

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08/11/2020

I dati aggiornati all’8 novembre 2020 del Ministero della Salute parlano di 32.616 casi nuovi di positività al Covid-19 (7.195 in meno rispetto a ieri), a fronte di 40 mila tamponi in meno, 331 decessi e 115 persone in più ricoverate in terapia intensiva nelle ultime 24 ore. 

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In base al bollettino aggiornato all’8 novembre 2020 del Ministero della Salute, relativo alle ultime 24 ore nel nostro Paese, in un giorno si sono registrati 32.616 nuovi casi di positività al Covid (7.195 in meno rispetto a ieri).

Le vittime sono 331 (94 in meno rispetto alla giornata del 7 novembre) e sono stati 191.144 i nuovi tamponi effettuati, circa 40 mila in meno. Numeri in lieve calo, almeno per quanto riguarda l’arco delle ultime 24 ore.

In tutto, dall’inizio della pandemia, risultano 935.104 i contagiati, 41.394 i morti in Italia.

A livello mondiale, stando ai conteggi della Johns Hopkins University, si parla di oltre 49 milioni di casi e più di 1 milione e 200 mila vittime.


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Covid 8 novembre: 6.318 casi in Lombardia in 24 ore

regioni 8 novembre

In Lombardia si sono registrati 6.318 nuovi contagi, in Campania 4.601, in Piemonte 3.884, per citare le tre regioni più colpite dalla seconda ondata della pandemia.

Di recente, ospite ad Agorà, su Rai 3, Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), ha dichiarato che ancora più dei numeri delle terapie intensive, “il dato allarmante dal mio punto di vista è quello dei ricoveri ordinari, che sta saturando i reparti di Medicina Interna di mezza Italia”.

Nella giornata di domenica 8 novembre 2020 i ricoverati sono arrivati a 29.189, con un incremento di 1.446 unità rispetto al giorno precedente, sabato 7 novembre.

Ha aggiunto:

“Questo è un dato su cui è assolutamente fondamentale riflettere, perché rappresenta la sofferenza del territorio e il fatto che la prima linea venga superata”.

Ha affermato, infine, Guerra:

“La prima linea deve essere rafforzata e messa in grado di filtrare i ricoveri. Alcuni di questi, infatti, sono ricoveri sociali, nel senso che sono persone anziane o malate che non trovano una risposta a livello domiciliare”.



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